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Il Carnevale della tradizione Calverese


Un periodo dell'anno nel quale affiorava la spensieratezza e la più spontanea allegria era quello del carnevale, con le tante mascherate.
I canti e le espressioni festose serotine erano accompagnati dal "cupi - cupi", strumento rudimentale di rustica fattura, improvvisato e di facile uso: consisteva in una scodella di legno (sottomultiplo del tomolo) coperta da un pezzo di pelle di ovino, sulla quale veniva innestata una bacchettina, che, sfregata in su e in giù con la mano, produceva un caratteristico suono, o rumore che dir si voglia, e che, per quanto monotono, non mancava, nel clima carnevalesco, di suscitare allegria.

La manifestazione finale veniva organizzata tutti gli anni dal mugnaio Mastro Domenico, soprannominato Pascalone, barbuto e spiritoso, che tutto predisponeva inappuntabilmente tanto tempo prima, attendendo con particolare dedizione ad allestire, con vestiario disusato, teste fatte con legno, che venivano conservate di anno in anno, e maschere, su sacchi pieni di paglia, le due figure emblematiche di Carnevale e di Quaresima ("Quaremma"), conferendo loro le sembianze e gli atteggiamenti i più comici possibili.

Il corteo, con l'organizzatore in testa, al seguito di tali figure caricate sugli asini, partiva dal mulinello azionato ad acqua di Mastro Domenico, sito sulla sponda del Serrapotamo sottostante alla strada provinciale, dalla quale si accedeva attraverso viottolo in pendio ripidissimo. Giungendo in piazza, all'ingresso del paese, ad esso si accodava la chiassosa folla in attesa, iniziandosi il giro festoso e chiassoso per l'intero abitato, con soste davanti alle singole case, nelle quali i mascherati, tra scherzi e risate, venivano cordialmente accolti, non senza offerte di vino e omaggi di prodotti del maiale.

Al ritorno che il corteo faceva in piazza, Carnevale, tra lazzi e manifestazioni gioiose, veniva dato alle fiamme, in quanto il periodo carnevalesco era terminato.

Fonte: "Cenni storici su Calvera" di Beniamino Mazzilli
Capitolo ventiseiesimo, paragrafo 3.


Canzone dialettale accompagnata dal suono del cupi - cupi in Carnevale


Aggie cantate a luce dilli stelle
A casa è bascia e li patruni su belle

Aggie cantate supe a nu pitrizzi
Lu cupi-cupi vole lu sauzizzi

Aggie cantate supe a nu scalone
Lu cupi-cupi vole lu iascone

Aggie cantate e nun ci aviei pinsate
A bonanotte a li patrune di case

(Dettata da Elena Bartolomeo Mobilio il 28/07/1978)

Fonte: "Cenni storici su Calvera" di Beniamino Mazzilli
Capitolo ventiseiesimo, paragrafo 7.





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