Breve storia di Calvera
La prima traccia di Calvera si ha nel 1053 in una carta geografica greca. Il
nome, scritto in greco καλαυÏας, tradotto
significa “bell’ ariaâ€.
La prima notizia documentata risale all’epoca angioina nel 1280, in questo
documento sono riportate tutte le terre della Basilicata, che corrisponde
all’incirca all’attuale provincia.
Documenti più recenti del 1865 dimostrano che molti paesi dalla Basilicata
come Cersosimo, Episcopia, Carbone, Chiaromonte, Policoro e Calvera erano
invasi in passato da popoli greci, questo a causa delle persecuzioni del
VIII secolo, dopo che l’imperatore greco abolì conventi e vietò di portare
l’abito, la conseguenza fu l’immigrazione non solo di monaci ma anche di
molti laici.
I monaci costruirono a Calvera un monastero e influenzarono molto la nostra
cultura, ad esempio basta pensare alle molte denominazioni grecaniche come
calanga = frana da axaia o catuoie = locale a piano terra da
καταγαιος sotterraneo. Anche l’ economia ebbe
dei cambiamenti, infatti fino agli inizi del 1800 vi era la coltivazione del gesso e
del baco da seta, tipiche attività greche.
Nel 1134 Beato Nilo abate del monastero di Carbone comprò il castello di
Calvera per il prezzo di (500) cinquecento ducati dai fratelli Alessandro e
Riccardo signori di Chiaromonte.
L’ atto di compravendita è scritto in latino, la data scritta sul contratto
è indicata secondo l’ era di Costantinopoli o bizantina , parte con 5509
anni a.C. per questo equivale al 1134 (6643 – 5509) dell’era cristiana.
Sono stati trovati dei ruderi a pochi chilometri dal centro abitato su una
collina e si pensa che lì possa essere il castello.
Il quel periodo, il castello non aveva una buona stabilità e tranquillità , a
causa di contese tra il monastero di carbone e dai vescovi d’Anglona e
Tursi.
In seguito, fu occupata per un breve periodo di tempo da Giulio di “Sant
Arcangeloâ€, di cui non si hanno molte notizie ed in fine ritornò nelle mani
del monastero di Carbone.
La vita religiosa di Calvera e la tranquillità del monastero erano
perturbate dall’attivata eretica di fraticelli scomunicati dal pontefice
Bonifacio VIII che, per sottrarsi al castigo, fuggirono verso la Sicilia e in
tale viaggio fecero dimora in queste terre. Professavano una vita solitaria
e predicavano la comunità dei beni, a tal eccesso arrivavano a fare comuni
anche le donne, seminando così i loro errori.
A Calvera fu costruito dai monaci Francescani un ospizio, è provato da uno
stemma in pietra riportante il noto simbolo delle due mani incrociate con al
centro in basso la scritta “armis seraficisâ€, lo stemma fa parte della
collezione di pietre scolpite d’epoca della famiglia Mazzilli.
Dopo tre secoli il Castello venne conquistato da Ercole di “San Severinoâ€
(considerato il primo barone di Calvera) poi finì all’ultimo erede che fu
Francesco San Severino.
Nel 1732 il feudo di Calvera fu in possesso del barone Don Giuseppe
Donnaperna, che morì solo un anno dopo, il suo successore fu Giovan Battista
( fratello carnale), governò per nove anni e gli successe la nipote Donna
Felice Donnaperna l’ultima Baronessa di Calvera, morì nel 1786 senza parenti successibili.
a cura di Libertella Rossella
Fonte: "Cenni storici su Calvera"
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